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La Barca A Vela Come Terapia

Un paradigma della vita emotiva

Le prime iniziative che hanno visto la nascita della velaterapia furono intraprese nel quadro di progetti per il reinserimento sociale ed il recupero di giovani con problemi di relazione e di socializzazione.

Fin dall’inizio la velaterapia si è dimostrata particolarmente efficace e si è diffusa anche in ambiti diversi da quelli dai quali era partita tanto che non si impiega più esclusivamente come strumento di cura per disabili ma viene consigliato per una gran parte di interventi orientati al sostegno di numerose procedure psicoterapiche.

Ma cosa significa velaterapia? La velaterapia consiste nel trascorrere un certo periodo di tempo, variabile a seconda dei casi da una giornata fino a più giorni, in una barca a vela completamente attrezzata per una crociera.

Con la supervisione ed il controllo di uno psicoterapeuta, il soggiorno (con le relative attività programmate) viene studiato per costruire un iter didattico- comportamentale idoneo a sollecitare, nei partecipanti, motivazioni e reattività orientate alla produzione e al sostegno di normali rapporti interpersonali.

L’ambiente si presta in modo esemplare a realizzare un clima collaborativo e partecipativo, dove ognuno può rapidamente rintracciare le proprie inclinazioni ed esplicitarle nella interpretazione di uno specifico ruolo.

Lo scopo non è solo quello di formare e consolidare quegli aspetti caratteriali che stanno alla base della normale interazione, ma anche di creare occasioni di sperimentazione delle proprie attitudini comportamentali e relazionali essenziali per uno sviluppo positivo della personalità.

La velaterapia si è dimostrata immediatamente un grande successo. Chi decide di passare un pò di tempo in barca a vela impara a convivere e a condividere con altri tutto ciò che ha intorno, dagli oggetti quotidiani, agli spazi, pur limitati della barca, alle emozioni e sensazioni che scaturiscono dall’essere circondati dall’acqua e dal vento, quindi, dalla natura allo stato puro.

Inoltre, ogni partecipante ha un compito ben preciso; la barca è una società in piccolo, in cui c’è un leader ed in cui ognuno ha un ruolo ben definito, al quale deve attenersi per permettere a tutti di andare avanti. Questa situazione esistenziale permette, ad esempio, a ragazzi socialmente difficili di rientrare in regole precise a cui far riferimento. Ogni partecipante sa che ha un ruolo di primo piano nella gestione della barca e viene responsabilizzato in questo senso.

La barca diventa quindi una piccola comunità e rappresenta spesso un vero e proprio passo avanti nella crescita personale

Chiaramente, il fine ultimo di questa esperienza è la maturazione, dal punto di vista psicologico e sociale, dell’individuo, che potrà tradursi in una nuova apertura verso gli altri, nell’aver imparato a prendere decisioni in momenti critici, nel sapersi mettere in gioco senza pregiudizi e senza remore, sapendo di avere un proprio ruolo all’interno della società.

Dopo il considerevole successo evidenziato dai consistenti e benefici effetti nei giovani e negli adolescenti, la velaterapia ha confermato le sue qualità e la sua validità quando il suo raggio d’azione si è esteso agli interventi riguardanti le persone adulte afflitte da problematiche esistenziali, stati ansiosi e depressione.

L’esperienza a vela si caratterizza per il fatto che porta il mondo delle emozioni più vicino al regno dell’intelletto, rende quest’ultimo più cauto; esalta la capacità dell’individuo di connettere il cervello sinistro con il cervello destro; evidenzia la metafora come strumento di arricchimento della conversazione. Soprattutto mette in luce le qualità e i limiti delle relazioni e la capacità dell’individuo di essere contenitivo in trame relazionali molto ravvicinate.

Se vogliamo, possiamo considerare la barca a vela come un vero e proprio linguaggio: e le sue parole sono i sensi. La vista “spazia, si perde nell’immensità tra cielo ed acqua, liberandosi dalle prospettive ristrette a cui è costretta in città; l’udito è cullato dal suono delle onde e dal fruscio del vento; il tatto ‘sente’ il vento e l’acqua. Finanche il gusto viene stimolato dalla ‘velaterapia’: depurato e disintossicato dal quotidiano, finisce per esaltare maggiormente i sapori”, una volta approdati in porto.

Anche nel caso di passeggero-spettatore, cioè di colui che mai prima aveva messo piede su una barca, non c’è mai partecipazione passiva, proprio per la globalità dell’esperienza intesa sia in termini sensoriali che di relazione.

La relazione: l’estraneità dell’ambiente marino rende nuova e diversa la presenza dell’Altro. È un Altro ravvicinato, in uno spazio compresso, indossa ruoli sconosciuti, è un Altro con il quale si deve “cooperare”.

La barca diventa in questo modo un acceleratore sociale, un moltiplicatore delle dinamiche di gruppo: la vela si avvicina così alla terapia e dà un senso compiuto al termine “integrazione”.

Gli aspetti terapeutici più evidenti nelle esperienze finora avute, sono stati: il cambiamento di stato, cioè un nuovo ambiente con nuovi stimoli sensoriali, il vento, il silenzio, il costante riequilibrio del corpo; un’esperienza fortemente emotiva e personale che trascende le parole e popola lo spazio vuoto dei pensieri;

la dinamica di gruppo, vale a dire le scelte, i rifiuti, gli stili diversi, la cooperazione, che non si risolvono in generica socializzazione, ma in qualcosa che si avvicina alla psicoterapia senza la coazione della seduta clinica; la riabilitazione, la conoscenza del proprio corpo e del proprio equilibrio, con la possibilità di compiere movimenti e gesta altrimenti dimenticati;

Tra le altre cose, l’esperienza in barca a vela consente di rinforzare l’io, facendoci sentire più autonomi e sicuri delle nostre capacità”; significa mettersi in gioco, affrontare i pericoli, rapportarsi a un gruppo, fronteggiare le avversità assumendo piena consapevolezza delle proprie risorse fisiche e mentali. Dare sfogo alla propria creatività, prendere decisioni che possono incidere su un intero gruppo.

Vuol dire, inoltre, relazionarsi agli altri ma cullarsi anche nella solitudine, e staccare completamente dai propri problemi perché navigare richiede estrema concentrazione”. L’ “andar per mare” si traduce in un navigare dentro se stessi, inseguire l’orizzonte tenendo la rotta dentro di noi.

Per non parlare dei “tempi”: “in vela questi non possono essere decisi a priori. Perciò si smette di correre come siamo costantemente abituati a fare in città. Sono vento e mare a decidere per noi”.

Anche il rapporto con gli altri diventa più autentico. “Gli spazi ristretti e le eventuali difficoltà lo richiedono e comportano maggiore solidarietà tra i componenti dell’equipaggio.

L’incontro con il mare diventa incontro con le proprie profondità. L’esperienza della conduzione di una barca per rotte che assomigliano a quelle del quotidiano porta l’individuo a pensare di essere capace a condurre se stesso attraverso la navigazione più difficile che è la vita.

Poi in barca a vela ci si deve confrontare, alle volte, anche con situazioni di pericolo, con imprevisti e stati di emergenza. Si deve saper prendere decisioni e risolvere problemi in condizioni a volte difficili. Si deve sopportare uno spazio ristretto chiuso e isolato da cui non esiste via d’uscita. Si deve vivere a stretto contatto con l’altro e insieme si deve collaborare per raggiungere un obbiettivo comune e condiviso: la navigazione e l’arrivo al prossimo porto! Ciò facilita la comunicazione interpersonale e stimola a riconoscere potenzialità relazionali sconosciute.

Inoltre, la vela è anche una attività fisica faticosa dove si compiono degli sforzi fisici e si mette alla prova la tonicità, l’elasticità, la flessibilità del corpo, l’orientamento e l’equilibrio.

Tutto ciò genera l’opportunità impareggiabile di una attenzione e di una concentrazione sul proprio corpo e sui propri vissuti emotivi.

Il mare è dunque un setting ambientale eccezionale, e la possibilità di viverlo da protagonisti in barca a vela costituisce un efficace mezzo di riabilitazione e di formazione, oltre che di potenziamento del proprio carattere.